La rivelazione Gypsy-Energy-Folk del nuovo panorama musicale italiano suona un ritmo energico e denso di riferimenti balcanici ed etno-beat maturato in centinaia di concerti per il bel paese e l'europa.
Il nuovo folk ha, come è doveroso che sia, decine di vicoli e rivoli ribelli che si muovono con energia meticcia. E così anche i romagnoli Gattamolesta hanno scelto un'aggettivazione personale per la loro musica ed è Urban folk. E dopo un percorso lungo oramai un lustro sono giunti alla fine dello scorso anno all'album d'esordio intitolato Czeleste, dove suoni acustici incrociano ritmiche balcaniche, attitudini mediterranee ed adriatiche con atmosfere sudate da notte inoltrata. I testi sono sempre attente alle problematiche con piglio poetico surreale e antagonista.
La band ha all'attivo due dischi, uno uscito nel 2007 che propone riarrangiamenti di brani popolari, il secondo, uscito nel 2009, invece è il frutto di un lavoro di componimenti propri dal titolo "Celeste" edito da Felmay, etichetta indipendente torinese.
Il front-man e ideatore del gruppo è Andrea Gatta, cantante e chitarrista dall'indubbio appeal, che grazie al suo carisma è in grado di stabilire un'immediata complicità con i presenti. A completare il quartetto troviamo musicisti di ottimo livello quali Nicolò Fiori al contrabbasso, Jader Nonni alla batteria e Luigi Flocco alla fisarmonica.
I quattro artisti creano uno spettacolo live elettrizzante e divertente dotato di quella coinvolgente esuberanza festaiola e ballereccia degna dei migliori concerti power folk.
Se amici e ospiti non mancano mai durante gli spettacoli dal vivo, lo stesso accade in Czeleste, dove si ascoltano il trombettista Eusebio Martinelli, Aleksandar Rajkovic al bombardino e Fabrizio «Biccio» Benevelli ai sassofoni e clarinetti. Il suono di GATTAMOLESTA è vivo e pulsante sin dai titoli (Estasiatica, Polka Punk, Boia Giuda Criminale) e nei brani, tutti originali e firmati dal capobanda, si percepisce forte e chiara, a livello strumentale, la fascinazione per i mille rivoli della musica balcanica sia del passato sia del presente (Bregovic, Kusturica, Gogol Bordello), nonché in generale il debito verso l'estetica gitana.
Il nuovo folk ha, come è doveroso che sia, decine di vicoli e rivoli ribelli che si muovono con energia meticcia. E così anche i romagnoli Gattamolesta hanno scelto un'aggettivazione personale per la loro musica ed è Urban folk. E dopo un percorso lungo oramai un lustro sono giunti alla fine dello scorso anno all'album d'esordio intitolato Czeleste, dove suoni acustici incrociano ritmiche balcaniche, attitudini mediterranee ed adriatiche con atmosfere sudate da notte inoltrata. I testi sono sempre attente alle problematiche con piglio poetico surreale e antagonista.
La band ha all'attivo due dischi, uno uscito nel 2007 che propone riarrangiamenti di brani popolari, il secondo, uscito nel 2009, invece è il frutto di un lavoro di componimenti propri dal titolo "Celeste" edito da Felmay, etichetta indipendente torinese.
Il front-man e ideatore del gruppo è Andrea Gatta, cantante e chitarrista dall'indubbio appeal, che grazie al suo carisma è in grado di stabilire un'immediata complicità con i presenti. A completare il quartetto troviamo musicisti di ottimo livello quali Nicolò Fiori al contrabbasso, Jader Nonni alla batteria e Luigi Flocco alla fisarmonica.
I quattro artisti creano uno spettacolo live elettrizzante e divertente dotato di quella coinvolgente esuberanza festaiola e ballereccia degna dei migliori concerti power folk.
Se amici e ospiti non mancano mai durante gli spettacoli dal vivo, lo stesso accade in Czeleste, dove si ascoltano il trombettista Eusebio Martinelli, Aleksandar Rajkovic al bombardino e Fabrizio «Biccio» Benevelli ai sassofoni e clarinetti. Il suono di GATTAMOLESTA è vivo e pulsante sin dai titoli (Estasiatica, Polka Punk, Boia Giuda Criminale) e nei brani, tutti originali e firmati dal capobanda, si percepisce forte e chiara, a livello strumentale, la fascinazione per i mille rivoli della musica balcanica sia del passato sia del presente (Bregovic, Kusturica, Gogol Bordello), nonché in generale il debito verso l'estetica gitana.










